A cura del Circolo Italexit

A Londra c’è stato il cambio della guardia. Non ci riferiamo a quello che avviene puntualmente davanti a Buckingham Palace attirando frotte di turisti, ma a quanto successo a Downing Street. La Truss (ultraliberista, ricordiamolo) ha compiuto un “errore” imperdonabile: fregandosene di tutto e ti tutti, ha programmato una forte spesa pubblica (energia, tasse), costringendo la Bank of England a muoversi per raffreddare la speculazione. L’intervento ha funzionato e lei avrebbe potuto, e dovuto, continuare (con tutti i correttivi del caso, perché in realtà tagliava le tasse ai ricchi), ma si è scontrata con un dogma pluridecennale: l’indipendenza della banca centrale. Secondo questa teoria, gli esecutivi sono corrotti e spendaccioni, e quindi hanno bisogno di qualcuno, la banca centrale, che li metta in riga centellinando i soldi. È un modo per cercare di imporre almeno un po’ di austerità, impoverendo anche a chi ha conservato la sovranità monetaria. La Truss si è mossa costringendo la Bank of England ad intervenire e l’ha pagata cara.

La teoria dell’indipendenza della banca centrale è una delle tante porcherie neoliberiste spacciate come inevitabili. Al contrario, la banca centrale DEVE essere sottoposta all’esecutivo, che verrà poi giudicato dai cittadini e NON dai mercati finanziari. È come se un corpo avesse la propria mano destra che dichiara l’indipendenza: il corpo sarebbe fortemente menomato nell’agire. Le dimissioni della Truss vengono dunque festeggiate perché la finanza ha messo in riga un esecutivo non allineato e negli articoli si fa un riferimento ossessivo alla Brexit come causa di tutti i mali inglesi. Ovviamente è una strumentalizzazione.

Il nuovo primo ministro Rishi Sunak proviene dai ranghi dell’alta finanza e, certamente, non intaccherà l’indipendenza della banca centrale, la Bank of England. A Downing Street c’è stato il cambio della guardia. Vedremo gli sviluppi.

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